Ischia è la maggiore delle Isole del Golfo di Napoli, divisa in sei comuni conta 60.000 abitanti e dista dal continente 14,8 Km. Si estende su una superficie di 46,5 Kmq e conta c.ca 35 Km di costa.
Il clima è di tipo mediterraneo, anche se grazie alla particolare conformazione geologica è possibile passare da un clima marino a quello collinare fino a quello premontano. La prima città fu fondata sull’isola intorno al 770 a.C. ad opera di coloni greci provenienti dall’Eubea che le diedero il nome di Pithecusa, secondo alcuni il nome deriverebbe da Pithecos (scimmia) ma è più accreditata la tesi che lo fa derivare da Pithos (vaso), in riferimento all’attività commerciale prevalente nell’isola. Sempre in epoca greca fu denominata anche Inarime “terra del fuoco” per alcuni, “terra delle sorgenti” per altri. Per lungo tempo essa fu sottoposta al dominio di Cuma, quando questa fu sconfitta dalle popolazioni sabelliche (420 a.C.), Ischia passò sotto il governo di Neapolis conservando la sua “grecità” fintanto che Neapolis non fu assoggettata a Roma. Passò quindi per breve tempo sotto il dominio romano, da cui il nuovo nome di Aenaria, probabilmente da Aenum, metallo, in virtù dell’attività metallurgica molto fiorente. Tornò ben presto proprietà di Napoli, cui venne ceduta in cambio di Capri, più piccola ma al riparo dai frequenti terremoti. Da questo momento Ischia seguirà le sorti di Napoli, subendo lungo tutto il Medioevo incursioni e devastazioni ad opera di barbari e saraceni. Come Napoli fu soggetta alle dominazioni di Svevi, Angioini e Aragonesi, che anche qui portarono splendori e miserie. Fu sotto Angioini e Aragonesi che il Castello conobbe il suo maggior splendore, ma fu anche teatro degli scontri che portarono le due dinastie all’avvicendamento nel regno. Concessioni di privilegi e vessazione fiscale furono per secoli la contraddizione dominante, eppure proprio sotto la dominazione aragonese, con la governatrice Costanza e sua nipote Vittoria Colonna, Ischia, in particolare il Castello , divenne un centro culturale dal quale passarono tutti i genii del Rinascimento, se non di persona inviarono le loro opere a Vittoria e intrattennero con lei un fitto carteggio. Ma al termine di questo periodo Ischia si andò sempre più involvendo, vessata da pirateria, terremoti e pestilenze. La dominazione austriaca non portò grandi sollievi, ad eccezione della pirateria che finalmente non infestò più le coste ischitane. Ne’ i borboni seppero o vollero riportarla ai fasti di un tempo. Bisognerà attendere l’800 perché un programma di sviluppo porti all’apertura dell’attuale porto, fino ad allora un lago, nell’ottica di una crescita economica e sociale. Anche il governo post-unitario tentò di risollevare le sorti economiche dell’isola ma i tremendi terremoti del 1881 e del 1883 arrestarono lo sviluppo del turismo termale che fioriva in quel momento. Bisognerà aspettare il boom degli anni ‘50 perché l’isola diventi il centro turistico attrezzato e sviluppato che il mondo ci invidia. Quanto al nome definitivo di Ischia esso è probabilmente derivato da insula, attraverso successive storpiature della parola, (issla, iscla, ischia). Un’interpretazione piuttosto recente lo fa derivare dalla parola araba che indica “a sinistra”, poiché a chi arriva dal mare essa appare appunto sulla sinistra.